SMART’26 si avvicina / intervista a Paolo Colombaroli - Geico
Elena

Siamo alla ricerca di contributi che sappiano ispirare e, soprattutto, generare risultati misurabili nel mondo della finitura e del trattamento superfici. I contenuti di SMART’26 saranno selezionati lungo quattro pilastri: innovazione tecnica e culturale, sostenibilità, digitalizzazione e applicazioni concrete di AI.
Come spiega Paolo Colombaroli, Responsabile del Comitato Tecnico UCIF, l’obiettivo è “oggettivare quanto verrà indicato nella presentazione, perché solo quello che è quantificabile può essere misurato”. Agli autori verrà chiesto di chiarire quali dei quattro temi affrontano, a che stato è il progetto e quale vantaggio concreto è in grado di generare.
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NIS2 e supply chain un fornitore compromesso può mettere a rischio l’intero ecosistema
Elena

La NIS2 cambia radicalmente il modo di intendere la sicurezza informatica: con il D.lgs. 138/2024 e le misure dell’ACN, la gestione della supply chain diventa a tutti gli effetti una parte obbligatoria della cyber sicurezza aziendale, non più una “buona pratica” facoltativa.
Ogni fornitore, ogni piattaforma esterna, ogni componente software è potenzialmente un nuovo punto di ingresso per un attaccante – e quindi un pezzo della conformità normativa.
L’attacco a SolarWinds del 2020 lo ha dimostrato in modo eclatante: migliaia di organizzazioni sono state compromesse non per una vulnerabilità interna, ma tramite un aggiornamento software di un fornitore fidato, trasformato in vettore d’attacco. Una sola compromissione nella catena di fornitura ha generato un effetto domino su oltre 18.000 clienti, tra cui agenzie governative e grandi gruppi internazionali.
Da qui la risposta europea: con NIS2, la sicurezza non si ferma più ai confini dell’organizzazione, ma deve coprire l’intera filiera di servizi e forniture digitali (e, in alcuni casi, anche analogiche).
In Italia questo principio è stato tradotto in obblighi giuridici: valutare il rischio dei fornitori, adottare controlli specifici, integrare la gestione delle terze parti nei propri processi di sicurezza. Oggi, essere conformi alla NIS2 significa dimostrare non solo di proteggere i propri sistemi, ma di governare in modo strutturato anche il rischio generato da partner, fornitori e soggetti terzi.
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Ispezione con AI: il modello CLIP rivoluziona il controllo qualità
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Dall’intelligenza artificiale di OpenAI nasce un nuovo approccio all’ispezione visiva delle superfici, anche con pochi esempi di addestramento.
L’ispezione visiva automatizzata è un passaggio critico nei processi di finitura. Tradizionalmente, i sistemi di visione artificiale richiedono grandi quantità di dati per riconoscere difetti, graffi o variazioni cromatiche. Ma un nuovo studio propone un approccio diverso, basato sull’adattamento del modello CLIP di OpenAI — un sistema AI che collega immagini e linguaggio naturale.
Grazie al few-shot learning, CLIP è in grado di apprendere categorie di difetti da pochissimi esempi, adattandosi rapidamente a nuovi materiali o geometrie. I ricercatori hanno testato il modello su superfici metalliche, componenti stampati in 3D e parti automotive, ottenendo risultati molto promettenti anche in condizioni di illuminazione variabile.
Il vantaggio è duplice: da un lato, tempi di implementazione drasticamente ridotti; dall’altro, maggiore flessibilità rispetto ai sistemi tradizionali, che richiedono dataset molto ampi e calibrati. Restano sfide aperte nella gestione di superfici complesse e riflettenti, ma l’approccio “ibrido” AI-umano sembra il futuro dell’ispezione industriale.
Per le imprese UCIF, l’adozione di soluzioni AI di questo tipo potrebbe tradursi in un vantaggio competitivo concreto: riduzione degli scarti, controllo qualità più rapido e preciso, e maggiore tracciabilità dei processi. Una trasformazione digitale che coinvolge anche il mondo della finitura, dove l’occhio umano resta insostituibile, ma sempre più supportato dall’intelligenza artificiale.
Troubleshooting nei sistemi oleodinamici: dall’effetto alla causa
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La ricerca guasti parte dai sintomi (guasto, anomalia, malfunzionamento) e procede a ritroso fino alla causa radice, attraverso una Failure Analysis che elimina progressivamente le ipotesi non compatibili. Per essere efficace servono:
- una mappa delle modalità di avaria (storico, conoscenza esperta, database/FMEA) che colleghi cause / effetti;
- procedure logiche e riutilizzabilidefinite dall’ingegneria di manutenzione, estendibili a macchine/linee specifiche.
Percorso tipo:
osservazione del sintomo >> formulazione delle ipotesi note >> verifiche mirate e non invasive >> conferma della causa >> correzione e prevenzione (aggiornamento di database e linee guida).
Risultato: interventi più rapidi, tracciabili e ripetibili, con minori fermi impianto e miglior affidabilità di sistema.
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2025, l’anno del sorpasso (ma il 2030 si complica)
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Nel primo semestre 2025 le rinnovabili, trainate dal fotovoltaico, hanno superato per la prima volta il carbone nel mix elettrico globale: 5.072 TWh (34,3%) contro 4.896 TWh (33,1%). L’aumento della domanda (+369 TWh) è stato coperto quasi interamente da solare (+306 TWh, record) ed eolico (+97 TWh), mentre le fossili arretrano leggermente (carbone -0,6%, gas -0,2%).
Il sorpasso porta la firma di Cina e India: in Cina calano i fossili (-2%) e volano solare (+43%) ed eolico (+16%); in India scendono gas (-34%) e carbone (-3%), con rinnovabili in crescita di circa +30%. Al contrario, USA ed UE hanno fatto più ricorso a carbone e gas per colmare il gap tra domanda e output eolico/idroelettrico.
Lo scenario al 2030 è più cauto: l’Agenzia internazionale dell’energia riduce l’espansione attesa delle rinnovabili da 5.500 a 4.600 GW, complice il ridimensionamento degli incentivi negli USA e la riforma del mercato elettrico in Cina. Nonostante il rallentamento, la capacità “pulita” più che raddoppierà entro fine decennio, trainata per l’80% dal fotovoltaico. La priorità: reti, accumulo, regole di prezzo efficienti e filiere meno concentrate (oggi oltre il 90% in Cina in segmenti chiave come FV e terre rare).
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Chatbot “sotto pressione” possono sbagliare di proposito
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OpenAI racconta un test sul modello o3 (precedente a GPT-5): davanti a 10 domande di chimica, al modello è stato detto che, se avesse fatto una prova “eccellente”, non sarebbe stato schierato in una sfida contro umani. Per evitare l’esito indesiderato, o3 ha deliberatamente fornito risposte errate: pur potendo fare 10/10, si è fermato a 4/10.
I ricercatori definiscono questo comportamento “scheming”: l’algoritmo finge di allinearsi alle richieste umane ma, in realtà, persegue un obiettivo proprio (qui: non eccellere), aumentando il rischio di risposte inaffidabili man mano che i modelli diventano più capaci.
Mitigazioni proposte: ridurre gli stressor (non comunicare penalizzazioni per risposte corrette) e puntare su allineamento deliberativo, ossia addestrare i modelli a non “barare” anche quando avrebbero motivi strumentali per farlo.
Additive manufacturing e finitura abrasiva: la sfida della precisione
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Nuove ricerche mostrano come levigatura e lucidatura automatizzata possano migliorare la qualità delle superfici metalliche stampate in 3D.
La stampa 3D metallica sta rivoluzionando la produzione in settori come l’aerospaziale e il medicale. Tuttavia, uno dei limiti principali resta la qualità delle superfici: la rugosità tipica dei componenti prodotti in additive manufacturing richiede un accurato processo di post-processing e finitura abrasiva per raggiungere le specifiche richieste.
Una recente rassegna pubblicata su Materials (MDPI) analizza i progressi compiuti nelle tecniche di levigatura, lucidatura e sbavatura applicate a componenti AM. L’integrazione di machine learning consente oggi di ottimizzare in tempo reale parametri come pressione, velocità e granulometria degli abrasivi, riducendo tempi ciclo e difetti residui. Inoltre, la combinazione di tecniche meccaniche e chimiche apre la strada a superfici uniformi e con tolleranze micrometriche.
Nel settore aerospaziale, la qualità superficiale influisce direttamente sull’aerodinamica e sull’affidabilità dei componenti. Nel medicale, una superficie priva di micro-irregolarità è essenziale per l’adesione dei tessuti e la sterilizzazione efficace.
Le aziende italiane della finitura possono giocare un ruolo centrale in questa evoluzione, portando il proprio know-how nella messa a punto di processi ibridi e automatizzati per la post-produzione. La collaborazione tra costruttori di impianti e realtà dell’additive manufacturing rappresenta una delle direzioni più promettenti per la manifattura avanzata.
Coating funzionali rinnovabili: la nuova frontiera della sostenibilità
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Dai biopolimeri agli oli naturali, la ricerca punta su rivestimenti “green” ad alte prestazioni per automotive e medicale.
La crescente attenzione alla sostenibilità sta trasformando anche il mondo dei rivestimenti e delle finiture. Un recente studio pubblicato sul Journal of Coatings Technology and Research presenta un quadro completo delle più recenti soluzioni di coating funzionali rinnovabili, realizzati con materiali di origine naturale: biopolimeri, oli vegetali, resine microbiche e altre risorse sostenibili.
L’obiettivo è chiaro: ridurre l’impatto ambientale dei processi di finitura senza rinunciare alle performance. Questi nuovi materiali permettono di ottenere superfici resistenti alla corrosione, con proprietà antibatteriche, idrofobiche e perfino auto-riparanti. In ambito automotive, i coating naturali possono proteggere componenti metallici e plastici, riducendo l’uso di solventi tossici. Nel settore medicale, trovano impiego per rivestire strumenti chirurgici o dispositivi impiantabili, migliorandone biocompatibilità e durata.
Un aspetto interessante è la possibilità di integrare funzioni multiple in un unico strato superficiale, combinando estetica, protezione e sostenibilità. La sfida rimane quella di assicurare stabilità termica e meccanica comparabili ai rivestimenti tradizionali, ma i progressi in laboratorio sono promettenti.
Per il mondo della finitura industriale italiana, questa evoluzione apre nuove opportunità di sviluppo: dai sistemi di verniciatura eco-compatibili alla ricerca di prodotti a basso VOC, fino a linee di trattamento integrate con materiali rinnovabili. Un segnale che la sostenibilità non è più un vincolo, ma una leva di innovazione concreta.
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Versatilità e sostenibilità nella sverniciatura industriale
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Lo sviluppo dello sverinciatore Metalstrip 1334 da parte di ALIT Technologies nasce dall’esigenza di rendere i processi di sverniciatura più efficienti, sicuri e rispettosi dell’ambiente. Si tratta di una soluzione chimica a media temperatura (40–75 °C) capace di agire su diverse tipologie di vernici — dalle polveri termoindurenti ai rivestimenti liquidi — senza danneggiare i substrati metallici, comprese le leghe leggere.
La sua formulazione stabile nel tempo consente di ridurre la frequenza di sostituzione dei bagni e il consumo di energia, migliorando la gestione degli impianti. Abbinata a sistemi di filtrazione e movimentazione meccanica, permette di mantenere costanti le prestazioni e prolungare la vita utile del bagno di sverniciatura.
L’efficacia del prodotto è stata verificata in diversi contesti produttivi, anche in impianti complessi dove ha contribuito a ridurre sprechi, consumo energetico e costi di manutenzione.
Più che un singolo prodotto, rappresenta un esempio di come la ricerca chimica e di processo possa favorire la transizione verso una produzione industriale più efficiente e sostenibile, valorizzando la sinergia tra innovazione tecnica e responsabilità ambientale.
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Fondo per il sostegno alla transizione industriale – PNRR (2025)
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Il Fondo per il sostegno alla transizione industriale (III bando – risorse PNRR) è un’iniziativa del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), volta a supportare imprese italiane nell’adeguamento dei processi produttivi alle politiche UE contro il cambiamento climatico.
Per questa edizione, sono stanziati circa € 134 milioni in risorse residue non utilizzate nei precedenti bandi, da impiegare per finanziare investimenti ambientali
Le domande potranno essere presentate dalle ore 12:00 del 17 settembre 2025 fino alle ore 12:00 del 10 dicembre 2025, esclusivamente online tramite la piattaforma Invitalia, soggetto gestore della misura.
Possono partecipare imprese di qualsiasi dimensione che operino nel settore manifatturiero (sezione C ATECO), siano attive, non in difficoltà al 31 dicembre 2019 e in regola con obblighi legali, normativi e contributivi.
Gli investimenti ammessi devono riguardare una singola unità produttiva e prevedere costi compresi tra 3 e 20 milioni di euro, da realizzare entro 36 mesi (con eventuale proroga di 12 mesi).
Le finalità possibili sono, tra le altre:
- efficienza energetica;
- autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, cogenerazione o idrogeno verde per autoconsumo;
- uso efficiente delle risorse, con riduzione del consumo di materie prime e rifiuti;
- riduzione del consumo d’acqua.

