mano che indica una sagoma dell'Italia

Meccanica al tavolo del Governo: il MIMIT apre il confronto istituzionale con il settore

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Elena

mano che indica una sagoma dell'Italia

Si è svolto il 24 giugno, presso Palazzo Piacentini, il primo incontro istituzionale dedicato all’industria meccanica promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un appuntamento atteso, sollecitato nei mesi scorsi da ANIMA Confindustria e accolto dal ministro Adolfo Urso, che ha voluto così confermare l’attenzione delle istituzioni verso un comparto strategico per il sistema produttivo nazionale.

Un settore, tante filiere: perché riguarda anche UCIF

UCIF rappresenta, all’interno di ANIMA Confindustria, i costruttori di impianti di finitura: un comparto che, pur con la propria identità tecnica, fa parte a pieno titolo della meccanica varia e affine rappresentata dalla Federazione — un mondo che vale circa 60 miliardi di euro di fatturato, oltre 224.000 addetti e destina ai mercati esteri circa il 60% della produzione. Quando il Governo apre un tavolo con la meccanica, apre un tavolo anche con le imprese della finitura: le priorità discusse a Palazzo Piacentini sono le stesse che le nostre aziende associate affrontano ogni giorno.

Le priorità sul tavolo

Il confronto, guidato per ANIMA dal vicepresidente Marco Golinelli, ha toccato temi che riguardano da vicino tutta la filiera: crescita dimensionale delle imprese e accesso agli strumenti finanziari, carenza di competenze tecniche e digitali (con il rilancio degli ITS Academy e dei percorsi STEM), internazionalizzazione e valorizzazione del Made in Italy, pressione competitiva della Cina e, non ultimo, accelerazione dell’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi.

Verso un percorso strutturato

Il presidente di ANIMA Confindustria, Pietro Almici, ha parlato di un «primo passo importante verso la definizione di una politica industriale più organica», auspicando che dal confronto nasca un percorso con gruppi di lavoro tematici, tempi certi e un documento di indirizzo capace di produrre misure concrete.

Per UCIF si tratta di un tema da seguire con attenzione: le decisioni che matureranno su competenze, competitività e transizione tecnologica avranno ricadute dirette sulle imprese della finitura industriale, chiamate anch’esse ad affrontare le stesse sfide di crescita e innovazione.


Robot industry

Robot che imparano a vedere: l'intelligenza artificiale entra nelle cabine di verniciatura

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Elena

Robot industry

Il 2026 si conferma l’anno in cui la robotica industriale smette di essere solo esecuzione automatica e comincia a “ragionare”. Secondo le previsioni IFR per l’anno in corso, l’intelligenza artificiale applicata ai robot sta abilitando manutenzione predittiva, riduzione dei fermi macchina e — passo più recente — la cosiddetta IA generativa, che permette ai sistemi di apprendere nuove attività e interagire con gli operatori attraverso linguaggio naturale e visione artificiale.

Dalla teoria alla cabina di verniciatura

Per il settore della finitura, questa evoluzione ha un impatto molto concreto. I sistemi di visione artificiale applicati ai robot di verniciatura permettono oggi auto-generazione dei programmi di lavorazione e self-teaching diretto: il robot registra i movimenti dell’operatore esperto e li riproduce con precisione e ripetibilità, riducendo sprechi di vernice e migliorando la tracciabilità dell’intero processo.

Una risposta anche alla carenza di competenze

Non è solo una questione di produttività. La robotica intelligente si sta affermando anche come risposta strutturale alla carenza di personale qualificato che il settore vive da tempo: un’automazione ben progettata, accompagnata da formazione e upskilling, diventa alleata — non sostituta — degli operatori, rendendo l’industria più attrattiva anche per le nuove generazioni.

La finitura, ancora una volta, si conferma laboratorio naturale per l’incontro tra manualità industriale e intelligenza artificiale.


Ucif Consiglio Direttivo

Assemblea UCIF: eletto il nuovo Consiglio Direttivo, verso il 2028

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Elena

Ucif Consiglio Direttivo

Il 24 giugno si è svolta l’Assemblea Soci UCIF, un appuntamento che ha segnato un passaggio importante per l’Associazione: il rinnovo del Consiglio Direttivo per il prossimo biennio.

Un bilancio di sei anni di crescita

L’Assemblea ha rappresentato anche l’occasione per tracciare un bilancio dei sei anni di presidenza di Daryush Arabnia, un periodo in cui UCIF è cresciuta enormemente in organizzazione, visione e visibilità, consolidando il proprio ruolo di riferimento nel panorama associativo industriale italiano. Un percorso reso possibile dal lavoro di tutta la squadra, che in questi anni ha operato con unità e passione, affrontando insieme le sfide del settore e costruendo iniziative capaci di rafforzare l’identità e la presenza di UCIF. A conclusione dei lavori, il Consiglio Direttivo uscente ha voluto cristallizzare la propria immagine di squadra con una foto scattata su una delle panchine del Giardino dei Pensieri di Laura, in Geico.

Le aziende elette nel nuovo Consiglio Direttivo

Al termine delle votazioni sono state elette le aziende che comporranno il nuovo Consiglio Direttivo per il prossimo biennio: GEICO, Savim Europe, Verind, Hubo Automation, IMF Engineering, Kenosistec, ALIT Technologies e Wagner.

Il prossimo passo: il 16 luglio

Si apre ora un nuovo cammino per l’Associazione. Il 16 luglio il nuovo Consiglio Direttivo si riunirà per la prima volta per eleggere il Presidente, i Vice Presidenti e il Tesoriere, che insieme ai consiglieri guideranno UCIF fino al 2028.


Superfici e ambiente marino: la finitura come scelta strategica

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Elena

Lo scorso marzo, in occasione di Seaquip — la fiera della nautica di Milano — UCIF ha partecipato a una tavola rotonda dedicata alle sfide della finitura industriale nel settore nautico. Un’occasione che ha messo in luce quanto questo tema sia oggi molto più di un dettaglio tecnico. Industria Meccanica ha ripreso e approfondito i contenuti emersi in un articolo dedicato, che vi segnaliamo.

Nel settore nautico contemporaneo, la qualità si gioca in larga misura sulle superfici. Scafi, sovrastrutture e componenti metallici e compositi devono resistere a condizioni ambientali estreme, mantenendo nel tempo funzionalità e qualità percepita. La finitura industriale non è più un semplice passaggio finale del processo produttivo, ma una leva tecnologica e progettuale che incide direttamente sulle performance del prodotto e sul suo ciclo di vita. industriameccanica

L’ambiente marino è tra i più aggressivi per i materiali: salinità, umidità, radiazione UV, escursioni termiche e stress meccanici mettono alla prova ogni componente. Protezione dalla corrosione, resistenza all’usura, stabilità cromatica e ripetibilità del processo sono solo alcune delle prestazioni richieste — ed è qui che gli impianti di finitura, con le loro tecnologie di automazione e controllo digitale, esprimono il proprio valore. industriameccanica

Sostenibilità: non un vincolo, ma un valore

Alla complessità tecnica si affianca oggi la sfida della sostenibilità. Riduzione dei consumi idrici ed energetici, ottimizzazione dei prodotti chimici, sistemi di recupero e riciclo, abbattimento delle emissioni: nel settore nautico, superfici più durabili significano meno interventi manutentivi, meno prodotti chimici nel tempo e un miglior bilancio ambientale lungo l’intero ciclo di vita. industriameccanica

Verso un approccio integrato

Il messaggio è chiaro: affrontare le sfide future del settore nautico richiede un approccio integrato, in cui progettazione, materiali, trattamenti di superficie e impianti dialoghino in modo strutturato. Solo attraverso una visione di filiera è possibile coniugare elevati standard qualitativi, efficienza industriale e rispetto ambientale. industriameccanica


mano che sostiene un grafico di economia circolare

Il Circular Economy Act: cosa cambia per l'industria manifatturiera

Elena

mano che sostiene un grafico di economia circolare

La transizione verso l’economia circolare non è più solo una questione di sostenibilità: sta diventando un vero e proprio paradigma industriale, destinato a ridefinire processi, prodotti e competitività. Al centro di questa trasformazione c’è il Circular Economy Act, il quadro normativo europeo che punta a trasformare l’intero ciclo di vita dei beni, promuovendo riuso dei materiali, efficienza delle risorse e riduzione degli sprechi. 

L’obiettivo dichiarato è rendere la circolarità una scelta economicamente conveniente per le imprese, non solo un obbligo normativo. Per farlo, la Commissione Europea vuole istituire un mercato unico per le materie prime secondarie, aumentare l’offerta di materiali riciclati di qualità e stimolare la domanda industriale all’interno dell’UE. 

L’obiettivo numerico è ambizioso: raddoppiare il tasso di utilizzo circolare dei materiali nell’UE fino al 24% entro il 2030, rispetto all’11,8% registrato nel 2023.

La proposta di legge è attesa per il terzo trimestre del 2026 e si inserisce nel più ampio disegno di politica industriale europea: meno dipendenza dall’estero, più valore trattenuto all’interno dell’economia UE, maggiore capacità di utilizzare materiali già disponibili invece di importarli da mercati instabili. 

Per il settore della finitura industriale, questo scenario apre riflessioni concrete: dai processi di trattamento superficiale all’impiego di materiali riciclati, fino alla progettazione dei prodotti stessi.


testata Ipcm magazine

Chi farà la finitura domani? Competenze, formazione e attrattività del settore

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Elena

testata Ipcm magazine

È uno dei temi meno visibili pubblicato su IPCM (n. 99, maggio/giugno 2026) affronta con dati alla mano una sfida che riguarda l’intera industria manifatturiera, e la finitura in particolare.

Un gap che pesa sui risultati

In un contesto di crescente complessità tecnologica, normativa e organizzativa, la disponibilità di personale qualificato sta diventando un fattore determinante per la competitività. Molte imprese segnalano difficoltà nel reperire figure tecniche specializzate a tutti i livelli – operativo e ingegneristico – e in alcuni ambiti del trattamento superfici fino al 25% delle posizioni specialistiche risulta oggi scoperta. Le conseguenze sono concrete: la carenza di personale qualificato può influenzare fino al 35% della capacità di erogazione dei servizi, con impatti diretti su tempi di consegna, qualità e capacità di risposta al mercato.

Un fenomeno europeo, non solo italiano

Il quadro si conferma sistemico a livello europeo. L’invecchiamento della forza lavoro riduce progressivamente il patrimonio di competenze disponibili, mentre le aziende cercano oggi profili capaci di integrare know-how tecnico, gestione dei processi, sensibilità ambientale e familiarità con gli strumenti digitali. La finitura industriale si sta evolvendo verso un ambito sempre più multidisciplinare — e il mercato del lavoro ancora non tiene il passo.

Cosa fare: formazione, comunicazione, filiera

L’articolo individua tre leve principali. La prima è il rafforzamento del dialogo tra industria e mondo della formazione, per costruire percorsi più aderenti alle esigenze reali delle imprese. La seconda è l’investimento sistematico nella formazione interna e nel trasferimento intergenerazionale del know-how. La terza — spesso sottovalutata — è la comunicazione: raccontare la finitura come settore innovativo, tecnologico e strategico è fondamentale per attrarre nuovi talenti e rinnovare l’immagine del comparto.

In questo percorso, le associazioni di settore come UCIF hanno un ruolo centrale: promuovere iniziative di formazione, favorire il dialogo con istituzioni e mondo accademico, valorizzare le competenze presenti nella filiera.


Smart_26 platea al congresso

SMART'26 è stato un successo straordinario!

Elena

Smart_26 platea al congresso

Grazie a tutti coloro che hanno scelto di essere presenti: relatori, ospiti, sponsor, associati e professionisti del settore che hanno riempito la sala e reso questa edizione una delle più partecipate di sempre.

Il tema di quest’anno “Sostenibilità è creazione di valore: come innovazione, AI e digitalizzazione guidano il cambiamento” ha toccato le corde giuste. Le discussioni in sala, la qualità degli interventi e il confronto tra i partecipanti ci confermano che il comparto della finitura industriale è pronto ad affrontare le sfide del futuro con visione e concretezza.

Un ringraziamento speciale va a chi lavora ogni giorno per costruire un settore più competitivo, più sostenibile e sempre più orientato all’innovazione.
Ci vediamo alla prossima edizione, che si terrà a maggio 2028.


Dal pezzo finito al dato: come il Digital Product Passport cambierà la finitura industriale

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Elena

La crescente attenzione verso sostenibilità, trasparenza e tracciabilità sta portando l’industria europea verso nuovi modelli operativi. Tra questi, il Digital Product Passport (DPP) rappresenta una delle innovazioni più rilevanti dei prossimi anni.

Promosso dalla European Commission, il DPP introduce un concetto chiave: ogni prodotto dovrà essere accompagnato da un insieme strutturato di dati lungo tutto il suo ciclo di vita. Non solo informazioni sui materiali, ma anche sui processi produttivi, sull’impatto ambientale e sulle possibilità di riutilizzo o riciclo.

Per il settore della finitura, le implicazioni sono profonde. I trattamenti superficiali, spesso invisibili nel prodotto finale ma determinanti per le sue prestazioni, diventano parte integrante del patrimonio informativo del prodotto stesso.

Questo comporta una serie di cambiamenti concreti. Innanzitutto, la necessità di garantire la tracciabilità dei cicli di trattamento, documentando in modo preciso ogni fase del processo. In secondo luogo, una maggiore trasparenza sulle sostanze utilizzate, in linea con le normative europee. Infine, l’integrazione di questi dati nei sistemi digitali aziendali, come MES ed ERP, per consentirne la gestione e la condivisione lungo la filiera.

La finitura si trasforma così da fase produttiva a nodo informativo. Le aziende non forniscono più solo un servizio, ma anche dati che contribuiscono a definire il valore del prodotto.

Questo cambiamento richiede investimenti in digitalizzazione e competenze, ma apre anche nuove opportunità. Le aziende in grado di gestire e valorizzare queste informazioni potranno rafforzare il proprio ruolo nella supply chain, diventando partner strategici per i clienti.

Il Digital Product Passport segna quindi il passaggio da una logica di processo a una logica di ecosistema, in cui la finitura gioca un ruolo sempre più centrale nella creazione di valore industriale.


Finitura e transizione energetica: dove si gioca davvero la partita

Elena

La transizione energetica rappresenta una delle principali sfide per l’industria manifatturiera, e il settore della finitura non fa eccezione. Anzi, proprio per la natura dei suoi processi – spesso energivori e basati su trattamenti termici – la finitura si trova al centro di questa trasformazione.

Ridurre i consumi energetici e le emissioni di CO₂ non è più solo una questione ambientale, ma un fattore competitivo sempre più rilevante. Le aziende sono chiamate a intervenire sui propri processi per migliorare l’efficienza, contenere i costi e rispondere a una pressione normativa crescente.

Le direttrici di evoluzione sono già chiare. L’elettrificazione dei processi termici, ad esempio, rappresenta una delle leve principali, consentendo di ridurre la dipendenza da fonti fossili. Parallelamente, si stanno diffondendo soluzioni per il recupero e il riutilizzo del calore, che permettono di ottimizzare l’energia impiegata nei cicli produttivi.

Un altro ambito fondamentale riguarda l’ottimizzazione dei processi. Ridurre gli sprechi, migliorare l’efficienza dei cicli e adottare tecnologie più avanzate consente di ottenere benefici sia economici sia ambientali. A questo si aggiunge lo sviluppo di coating che richiedono temperature di lavorazione più basse, riducendo ulteriormente il fabbisogno energetico.

La sfida per le aziende è duplice. Da un lato, devono affrontare investimenti e cambiamenti organizzativi; dall’altro, hanno l’opportunità di differenziarsi sul mercato, offrendo soluzioni più sostenibili.

La finitura, quindi, non è solo un passaggio tecnico, ma diventa un elemento strategico nella definizione dell’impronta ambientale del prodotto. Investire in efficienza energetica significa non solo ridurre i costi, ma anche rafforzare il proprio posizionamento competitivo in un mercato sempre più orientato alla sostenibilità.


Superfici intelligenti: la finitura diventa funzione

Elena

Negli ultimi anni, il ruolo della finitura industriale sta attraversando un cambiamento radicale. Da elemento prevalentemente estetico o protettivo, la superficie sta diventando una componente attiva e funzionale del prodotto.

Le nuove tecnologie di coating, spesso basate su nanotecnologie e materiali avanzati, stanno ampliando in modo significativo le possibilità applicative. Le superfici possono oggi assumere caratteristiche che vanno ben oltre la loro funzione tradizionale: diventano antibatteriche, autopulenti, resistenti in modo selettivo a determinati agenti chimici o fisici, fino ad arrivare a materiali “self-healing” in grado di autoripararsi.

Questa evoluzione è guidata da esigenze sempre più sofisticate. Nel settore medicale, ad esempio, le superfici devono contribuire attivamente alla sicurezza e all’igiene. Nell’elettronica, diventano parte integrante delle prestazioni del dispositivo. Nell’automotive e nell’industria, sono chiamate a garantire durabilità e affidabilità in condizioni operative sempre più complesse.

Il cambiamento è prima di tutto culturale. La finitura non è più una fase finale del processo produttivo, ma entra a pieno titolo nella progettazione del prodotto. Le caratteristiche superficiali vengono definite già nelle prime fasi di sviluppo, perché contribuiscono direttamente alle performance complessive.

In questo contesto, la collaborazione tra industria, centri di ricerca e sviluppo diventa un fattore chiave. L’innovazione nelle superfici nasce sempre più spesso dall’integrazione di competenze diverse: chimiche, ingegneristiche, digitali.

Per le aziende della finitura, questo significa ripensare il proprio ruolo. Non solo fornitori di processo, ma partner tecnologici in grado di contribuire alla creazione di valore. La superficie diventa così uno degli elementi più avanzati e strategici del prodotto industriale.